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This is the ironman
Meno cinque. Mancano cinque giorni all'ironman. Mi sono iscritto 358 giorni fa: nel frattempo sono stato tre settimane in Nepal, quattro giorni a Londra, cinque giorni in Sicilia ad allenarmi fra Natale e Capodanno, ho pedalato da Addis Abeba a Nairobi in diciassette giorni. Sono certo che non c'è stato giorno che non abbia pensato all'ironman. Un giorno mi disse Lorenzo: "non c'è mattina che io non mi svegli con quel traguardo negli occhi". Non parlava degli ironman fatti, ma di quello che avrebbe fatto.
Le ultime settimane sono proprio difficili da far passare. Arriva il caldo. Dopo tanti mesi di allenamento spunta qualche acciacco. Vorresti allenarti per colmare qualche lacuna o per ottenere qualche rassicurazione sul tuo stato di forma, ma devi ridurre i carichi. E io mi annoio. Oggi ho nuotato 45' a ritmo lento. Una barba mortale. Preferirei fare 20 da 100 a bomba (il che non significa che vada molto più veloce, ma cambia l'intensità che ci metto). Ma non è il momento. E poi nuoti (o corri, o pedali) cercando di capire come stai e inevitabilmente (parlo per me) mi sento moscio, stanco, fiacco.
Poi ovviamente ci sono le paranoie, la paura di farsi male. Mi torna in mente che pochi giorni prima del Tour d'Afrique sono stato investito da un'auto. Il 28 giugno 2008, mentre partecipavo alla Via dei Lupi, sono caduto su una roccia e sono venuti a recuperarmi con l'elicottero. Quindi qualche scongiuro è d'obbligo.
Adesso è il momento di stringere i denti, non perdere la fiducia e soprattutto non nascondersi che non sarà una passeggiata. Non è mai una passeggiata.
Ancora una cosa. Complimenti ad Alberto che domenica scorsa a Nizza è sceso sotto le 12 ore. Con quel percorso non è uno scherzo. Sabato sera lo invidiavo, perché la sua attesa era quasi finita. Oggi lo invidio un po' meno, perché ancora cinque giorni e ci siamo!
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