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Konso, 21 febbraio 2009, h 17:00
Per qualche giorno ho tralasciato il diario. Prima parliamo della tappa di oggi, poi riassumo i giorni precedenti. Oggi siamo partiti da Arba Minch dopo un giorno di riposo. Ci aspettava la prima delle sette giornate che sono ritenute le più dure di tutto il TDA e più o meno tutti all'arrivo oggi pomeriggio erano più taciturni del solito, come se stessero cercando dentro di sé il senso di tutto questo.
Oggi abbiamo avuto 20 km di asfalto, poi 30 km di sterrato, poi di nuovo una trentina di chilometri di asfalto e alla fine una lunga discesa con il fondo in ghiaia. Divertente e abbastanza pericoloso. A un certo punto mi sono lasciato prendere la mano e per superare Tarren sono finito a oltre 60 kmh in un punto di ghiaia più fine e profonda. Ho "galleggiato" per qualche metro riuscendo a non perdere il controllo. Siamo accampati in una conca assolata e caldissima. Quando sono arrivato qualcuno ha controllato il termometro dell'orologio: per quanto possa essere significativo, era ben al di sopra dei 50°.
Oggi ho forato per la prima volta. Ovviamente in mezzo a un villaggio, e per di più uno dei meno socievoli e più aggressivi della giornata. Mi sono fermato e sono statu subito circondato da decine di ragazzini che allungavano le mani su tutto in maniera piuttosto manesca. Fortunatamente in quel momento ero insieme a un gruppetto di canadesi che con le biciclette hanno formato una specie di cerchio attorno a me e mi hanno permesso di sistemare la foratura senza dovermi preoccupare troppo per la mia roba. In genere i ragazzini sono curiosi e cercano di toccarci e toccare le biciclette: nelle giornate precedenti, a molti in situazioni analoghe alla mia di oggi è stato rubato tutto quello che era attaccato non troppo saldamente alla bicicletta.
Ho le camere d'aria con lo slime e non ho dovuto cambiare nulla, solo gonfiare e ripartire. Evidentemente la foratura era piuttosto grossa perché ho dovuto ripetere l'operazione un paio di volte.
Oggi nel complesso lungo il percorso abbiamo incontrato meno gente del solito e quindi la giornata è stata più divertente e meno stressante.
Passiamo alle giornate passate. Il terzo giorno, da Hosaina al Sodo bush camp, è stato nella mia percezione il più duro. La sera prima al consueto riders' meeting, Paul, il race director, ci aveva detto che sarebbe stata una tappa di tutto riposo, nella quale chi era stanco dalle fatiche dei giorni precedenti avrebbe potuto recuperare. Mai fidarsi. Una lunga salita, una lunga discesa e poi una sequenza interminabile delle cosiddette rolling hills, che nel gergo i ciclisti chiamano mangia e bevi. Ma soprattutto l'intera umanità sembrava essersi data convegno lungo il percorso. Centinaia e centinaia di persone. A un certo punto ho cominciato a odiarli. Dico sul serio. Quando sei stanco e demoralizzato diventa proprio difficile affrontare l'urto di tutta questa gente. Se li ignori volano le pietre. Poi ci sono gli adulti che fingono di tendere una corda in mezzo alla strada (ce ne sono molte alle porte dei villaggi, credo che le usino per far pagare ai camion una sorta di pedaggio). O quelli che ti chiedono soldi, che approfittano delle salite per affiancarti, darti una pacca, allungare le mani verso lo zaino, le tasche. Ci sono stati momenti in cui mi sono saltati i nervi e mi sono messo a urlare. In realtà ha funzionato altrettanto bene dei saluti cortesi, tanto nessuno capisce quello che dici...
E in definitiva occorre stringere i denti, continuare a pedalare e aspettare che il brutto momento passi.
Oggi Jim si è sentito male e ha preferito stare sul pulmino che segue il gruppetto di ciclisti etiopi che si sono aggregati al TDA. Secondo me vuole soprattutto riposarsi per la gara di domani. Mi pare che attribuisca veramente molta importanza alla competizione, al punto di risultare abbastanza antipatico agli altri: qui quelli che fanno la gara stanno insieme quasi tutta la tappa, cercando di non farsi troppo male reciprocamente, poi a una decina di chilometri dalla fine si inizia a ballare.
A me onestamente la gara non importa granché, voglio soprattutto mantenere il mio status di EFI. Non voglio salire sul camion e voglio pedalare Every Faboulous Inch da Addis Abeba a Nairobi. Non posso negare che una parte di me se la ridacchia a vederlo stare sul camion. Il vecchio cacciatore vuole dimostrare che non sarà il più veloce, ma è il più duro di tutti...
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