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Sololo, 25 febbraio 2009, ore 15:45
Prima giornata delle tre dure in Kenya. La strada non è stata bruttissima: sassi, terra, buche, ondulazioni, qualche tratto sabbioso. Fortunatamente vento a favore, anche perché per quasi tutto il giorno siamo andati in direzione sud-ovest. Qualche nuvola al mattino, il che ha fatto molto piacere. Alla fin fine la strada non è stata peggiore di quella che ha portato a Yabello. Il sole picchia forte.
Comincio a essere un po’ stanco. Dopo pranzo ho fatto fatica per un’oretta, ma è inevitabile, le ore più calde sono davvero difficili. Siamo accampati a 6 km da Sololo, nel bush.
Le ore più calde sono passate: un termometro segnava 36 gradi all’ombra. Al sole non si riesce proprio a stare.
Questi che fanno l’intero TDA sinceramente mi sembrano un po’ matti. Al momento solo 11 su circa 40 hanno ancora il loro status di EFI. Oggi è crollato Ivo, che ogni giorno è sempre più magro, più stanco e taciturno. Onestamente non invidio queste persone e sono contento di finire a Nairobi.
Oggi ho superato la metà del percorso, almeno in numero di tappe. Ho fatto il conto e sono prossimo ai 1000 km.
Domani [ci hanno detto che] sarà il giorno più duro. Un solo albero, niente ombra, un solo coke stop in tutto il giorno.
Due giorni fa ho vinto una tappa. Tipico caso [come ha sintetizzato Paul, il race director] di wisdom over youth. Tappa lentissima, arrivo in volata: e il più furbo ha battuto i giovani.
Alla sera ci siamo accampati nel bush vicino a due singing wells. Sono andato a vederli. Piuttosto impressionanti.
[Jim continua a stare male.]
La notte il cielo è pieno di stelle. Ho fortuna, perché c’è luna nuova e non copre le stelle. Ogni tanto metto la testa fuori dalla tenda e guardo in alto.
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