Notte di NataleLe luci dell'albero facevano una splendida figura e Marisa era davvero soddisfatta della visione d'insieme: aveva lavorato duro per quasi tre giorni di fila, ma alla fine il risultato la soddisfaceva proprio. Tutto era pronto e ora poteva finalmente prepararsi a vivere una notte di Natale come aveva sempre sognato. Non sarebbe andata a letto con l'amaro in bocca per l'ennesima delusione.
Natale, che magica parola! Basta pronunciarla perché la mente corra a mille immagini rassicuranti: bimbi sorridenti, nonni barbuti e gioviali, enormi tavolate, presepi e alberi, alberi, alberi.
Per Marisa il pensiero del Natale era soprattutto legato all'albero. Lasciava a caratteri più ingenui e mediterranei le passioni per il presepe; non le erano mai piaciute quelle messinscene fatte di erba sintetica, carta per montagne, cieli finti, pupazzetti di pastori, artigiani, angeli e pecore. Il presepe le sembrava troppo facile. L'albero invece richiedeva una maggiore capacità riflessiva e grandi doti di pensiero astratto, perché un albero ben riuscito è il prodotto di un grande progetto. Un albero ben riuscito ha un immenso lavoro alle spalle.
Un albero ben riuscito non può certo essere improvvisato su due piedi: questo Marisa lo sapeva bene.
Il segreto di un bell'albero di Natale? Marisa non avrebbe avuto esitazione nel rispondere, e in fondo la ricetta è apparentemente facile: settimane, se non mesi, di preparazione; materiale di ottima qualità; un'idea originale per le luci. Ma quanti problemi bisogna risolvere, in realtà! Marisa ne aveva la riprova dalla propria esperienza diretta: pur sapendo fin dal principio COSA volesse ottenere non era ancora riuscita a portare a compimento il proprio sogno. E non certo per scarso impegno.
A volte riandava con il pensiero al momento in cui il suo progetto le si era affacciato per la prima volta alla mente. Il solo ricordo aveva il potere di commuoverla. Tutto era cominciato quando Arturo, il suo povero marito, era rimasto folgorato sotto i suoi occhi mentre si asciugava i capelli in bagno. Un filo scoperto del phon gli era stato fatale. Prima di cadere a terra fulminato da un arresto cardiaco, Arturo era rimasto pietrificato per qualche secondo in una posa assurda, merito probabilmente della corrente elettrica che gli scorreva nelle fibre muscolari. Marisa ebbe a definirla "una posa carica di tensione" e l'arguto gioco di parole non mancava mai di divertirla.
Le erano bastati quei pochi secondi per intravedere il Progetto. Quanto a metterlo in pratica, abbiamo già detto che il discorso era ben diverso.
Anzitutto doveva trovare l'albero. Marisa iniziò a frequentare palestre e saune, centri fitness e spiagge, club vacanze e campeggi naturisti. Aveva studiato un poco di fisiologia perché comprese dopo qualche fallimento che occorreva selezionare una struttura con le fibre adatte. Con suo grande scorno, i successivi esperimenti mostrarono che i soggetti restavano in posizione per pochi secondi. Lei invece voleva godersi una VERA notte di Natale e su suggerimento di un'amica si diede allo studio della chimica alla ricerca di una tossina in grado di irrigidire le fibre senza effetti collaterali. Ripensando a quei giorni, Marisa ricordava lo stordimento dopo lunghe giornate trascorse in biblioteca e lo sconforto dopo ogni fallimento.
Era stata sul punto di abbandonare tutto, ma poi aveva scoperto l'esistenza di una tossina prodotta da un raro mollusco tropicale che induceva rigidezza assoluta nelle fibre lisce senza tuttavia portare all'arresto delle funzioni vitali.
Dovette infine affrontare il problema elettrico. Un vero albero di Natale deve necessariamente avere le luci. Un impianto esterno sarebbe certo stato la soluzione più rapida e sbrigativa, ma venne scartato perché troppo facile e antiestetico. Marisa non voleva che ci fossero fili volanti esterni. Dopo vari tentativi Marisa intravide una possibile soluzione nella medicina orientale. Si mise a studiare agopuntura e le linee dei chakra. Scoprì così che nel corpo umano esistono punti nodali in cui si concentrano i flussi di energia. Anche l'energia elettrica.
Negli ultimi tempi aveva dovuto spingersi in altre regioni per trovare esemplari per i suoi esperimenti, ma infine era riuscita a produrre un prototipo funzionante. Il suo primo albero resistette 127 secondi prima di crollare al suolo.
Ora quei tempi eroici sembravano lontani e il ricordo addolciva sofferenze e sacrifici.
Tutto era pronto.
Il ragazzo aveva lunghi capelli biondi, era alto, nudo e completamente depilato, sia per ragioni estetiche sia per evitare tensioni superficiali che potevano pregiudicare il risultato. La tossina lo aveva paralizzato in una postura assai bella, frutto di molti tentativi infruttuosi con vari soggetti. Nell'insieme aveva un che di arcaico. Le lampadine, inserite direttamente nei muscoli in corrispondenza dei punti nodali, erano giallo oro e porpora. Il filo di alimentazione era stato abilmente dissimulato da un tappeto e si inseriva nell'albero in corrispondenza del tallone destro.
Ai piedi dell'albero, molti pacchetti. Mancavano solo gli invitati, ma era questioni di minuti.
Sarebbe stata una notte di Natale indimenticabile.
Acqui Terme, notte di Natale 1996