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Voices in my head


By carlo - Posted on 30 June 2009

Ho fatto cinque ironman in sei anni. Ognuno è stato una storia a sé quanto a difficoltà, emozioni, crisi, dolori. Ma li dividerei in due gruppi: da una parte il primo, dall'altra i rimanenti quattro.

Claudio mi disse un giorno: "Il primo ironman ti fa paura perché non sai a cosa andrai incontro, i successivi ti fanno paura perché sai a cosa vai incontro".

Aggiungo: il primo ironman ti regala un'emozione incredibile, un senso di "realizzazione" inimitabile. Che cerchi di rivivere nei successivi. Non dico che non ci si riesce, perché se così fosse avrei smesso dopo il secondo, ma certamente le sensazioni sono diverse.

Nel 2007 ho fatto l'ironman di Lanzarote. È molto duro. Mi preoccupavano soprattutto il nuoto nell'oceano e la frazione in bici. Ci sono molte salite e l'isola è ventosa. Solo due giorni prima della gara c'erano 35 nodi di vento. Fortunatamente il giorno della gara il vento fu clemente. Mentre percorrevo gli ultimi 10 km di discesa verso Puerto del Carmen e la zona cambio, ero fermamente intenzionato a ritirarmi.

La frazione che mi faceva paura (la bici) stava per finire. Sapevo che a quel punto sarebbe stato "solo" questione di resistere per 42 km a piedi. Sapevo che avrei potuto farlo. In fin dei conti l'avevo già fatto altre volte. Perché rifarlo? Perché affrontare quel calvario? In un certo senso mi sembrava di non aver nulla da dimostrare a me stesso. A parlare era la pigrizia, l'autodifesa del corpo, che non voleva subire la fatica rimanente.

Per 10 km ho parlato da solo, ho pianto, ho lottato con la parte pigra e sfiduciata di me che mi diceva "Ritirati, è inutile, cosa vuoi dimostrare? Non c'è nulla da dimostrare".

Ho posato la bici, ho messo le scarpe, preso il cappellino, mi sono lasciato spalmare la crema solare e mi sono infilato su quel lungomare assolato che subito fuori Puerto del Carmen diventa pressoché deserto e ti lascia solo con i tuoi fantasmi e le tue paure e pigrizie. Cinque km abbondanti da fare quattro volte avanti e indietro. Ho finito il mio quinto ironman. È stata un'esperienza meno eccitante di Francoforte, dove corri sempre immerso nella folla che ti incita continuamente. È stato un ironman molto "profondo" e mentale. Certamente diversa da Francoforte ma non meno bella e appagante.

Sono certo che non ci fosse niente da dimostrare. Parlo per me, ovvio. Sono certo di non aver dimostrato nulla. Sono certo che ci sono sfide meno cariche di leggenda e molto più difficili. Ci vuole più forza per andare a lavorare tutti i giorni (parlo per chi fatica sul serio e non per me, faccio l'informatico) che per fare lo sport che mi sono scelto. Ma sono contento di non aver ceduto allo sconforto e alla pigrizia, alla vocina che sussurra "tanto è tutto stupido e inutile".

E scrivendo queste righe lotto per scacciare quella stessa vocina, che adesso cerca di rovinarmi le ore che mi separano dalle 7:00 del prossimo 5 luglio...

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Vai fratello, è solo un gioco...insert coin and have fun ! forza vecchio cuore granata...

l'attesa sembra eterna ma passerà in un attimo, le emozioni ti resteranno per sempre. Di nuovo in bocca al lupo!

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